Colpa mia 

La giornata passa in fretta.

Il tratto più lungo è sembrato quello a scuola.
Sono rimasta a leggere l’ennesimo libro mentre gli altri facevano a gara a chi dovesse farsi interrogare primo.
Succede sempre così a fine anno.
So che mi bocceranno, me ne son fatta una ragione ormai
“Lo scorso anno la tua media superava l’otto e adesso ti ritrovi con tutte le materie sotto?” Gridava mia madre “È solo colpa tua” 

Non contrabbatto

“Omrai il danno è fatto” le rispondo dispisciuta 

Non avevo voglia di deluderla quest’anno dopo quello che ha passato

“Devo rimanere ancora qui, hanno trovato una vena del cuore otturata,come se la tiroide e il colon non bastassero”
Mi disse il giorno che l’avrebbero dovuta dimettere
Piangeva, io deglutivo a vuoto, cercai di dirle che sarebbe andato tutto per il meglio anche sta volta e che  a casa me la sarei vista io
Accennavo qualche parola di conforto, non ricordo nemmeno cosa le ho detto, ero persa
 Come quando da bambina ti perdi al supermercato, ti guardi intorno e vedi volti sconosciuti
Come quando, io che soffrivo di agorafobia, mi ritrovavo sola nel parcheggio del centro commerciale e cercavo la sua mano
Era piccola quasi quanto la mia
Nonostante fosse minuta, per me, era la persona più grande che io abbia mai conosciuto.
Quel giorno appena riattaccó, scoppiai in lacrime.
Ero a scuola, nel corridoio, pogiata alla finestra.
Penso sia stata la prima volta che ho davvero pregato.

Mia madre è una di quelle donne che sin da piccola ne ha viste di tutti i colori nonostante la sua vita sia stata sempre in bianco e nero.
 
Niente è mai stato a suo favore.

“Sono alta 1,50 m, se mi si presenta un problema più grande di me gli passo sotto le gambe, come facevano le tue sorelle quando gattonavano”
Rideva seduta su quel lettino d’ospedale.
Ironizzava su tutto. 
“E non sai come sono carini i tirocinanti”
Le sorridevo e mostravo spenzieratezza
Solo con me lei scherza
Solo con me le riesce farlo

Mi pogiai accanto a lei sul quel materasso forse troppo duro per il suo esile corpo
Era davvero un colpo al cuore vederla in quelle condizioni
39 kg le diceva la bilancia
“Sto mangiando davvero molto” mi ripeteva
Non era vero e lo sapevo bene.

Il suono della campanella mi fa capire che è da un’ora che sono fuori
Mi ero seduta sul pavimento senza accorgermene e la mia testa pressava il muro insistentemente.
“Ho bisogno di un appoggio,se sposto il capo crollo”
Vidi degli occhi familiari arrivare dalla fine del corridoio
Si affrettava ad avvicinarsi
Lo guardai
Non mi domandò nulla
Mi lasció sprofondare il volto sul suo collo
Ero disperata.
Ma lui eri lì.
Spezzato quanto me

Mi guardava come se volesse prendersi anche il mio dolore
Continuavo a domandargli “perché a me?”
Come se lui potesse rispondermi
Aveva sempre una risposta a tutte le mie domande
Era in dovere di darmene una anche a quella.